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Tutto sull’henné: da cosa deriva, come si utilizza, quali risultati si ottengono con questa tintura di origine naturale

Tra i migliori alleati di ogni hair stylist c’è l’henné. Un nome che sicuramente non vi risulterà nuovo, ma intorno al quale ruota ancora molta confusione a partire dalla sua derivazione fino ad arrivare alla sua applicazione sui capelli. In questo articolo facciamo un po’ di chiarezza sulla natura dell’henné e scopriamo come utilizzarlo al meglio.

Partiamo dai cenni storici: l’henné deriva dalla Lawsonia Inermis, un arbusto spinoso conosciuto fin dall’antico Egitto. Sono stati infatti scoperti, durante diversi scavi archeologici, innumerevoli documenti e testimonianze di come l’henné fosse molto utilizzato già dai tempi delle civiltà mesopotamiche, da quelle del Medio e dell’Estremo Oriente (Iran, India, Pakistan) e infine quelle del bacino del Mar Mediterraneo. Il pigmento ricavato da questo arbusto è ancora oggi uno dei rimedi maggiormente utilizzati per colorare e dare nuove tinte ai capelli.

L’henné rappresenta una soluzione pratica per andare non solo a scurire il proprio colore di capelli, ma anche per nascondere i capelli bianchi o aggiungere dei riflessi al colore naturale della propria capigliatura. Attenzione però a non confondere l’henné con un’alternativa naturale alle tinture chimiche. Su questa pigmentazione di origine naturale sono state scritte pagine e pagine da autori piuttosto autorevoli, come ad esempio Beatrice Mautino che nel suo libro “La scienza nascosta dei cosmetici” rivela come sia frequenta l’appropriazione del concetto di henné per mettere in commercio delle versioni industrializzate come l’ “henné nero” o quello “neutro”. La realtà, come già detto, è che l’unico henné esistente in natura è quello estratto dall’arbusto Lawsonia Inermis.

Dalle foglie essiccate di questa pianta si ricava una polvere tendente al verde che dopo una serie di appositi trattamenti è in grado di donare ai capelli una colorazione rossa. Tutto questo è possibile grazie alla presenza di una molecola colorante chiamata 2­idrossi­1 o 4­naftochinone. A differenza dei coloranti industriali che ricorrono all’acqua ossigenata per scatenare la reazione colorante, l’henné sfrutta l’ossidazione data dall’ossigeno dell’aria.

Bisogna poi tenere in considerazione il fatto che l’henné non restituisce sempre lo stesso risultato ma a seconda delle miscele può far sì che i vostri capelli assumano delle colorazioni differenti. Per esempio c’è la cassia obovata, dalla quale si ricava l’henné neutro con il suo tipico colore tendente al rosso, oppure la indigofera tinctoria, che invece tende a sfumature nero-bluastre, o anche il mallo di noce, ideale per capelli più scuri.

Attenzione particolare va prestata ad un aspetto: l’henné e i coloranti di origine vegetale in generale non hanno al loro interno delle componenti schiarenti. Applicare una mistura a base di henné ai vostri capelli farà sì che quest’ultima si mescoli al colore naturale già presente nella texture dei vostri capelli. Scordatevi dunque di ottenere dei capelli più chiari qualora applichiate l’henné a dei capelli neri o molto scuri, l’unico risultato tangibile sarà una sfumatura che varia dal rosso ramato al blu-nero a seconda della mistura che avete scelto. L’henné risulta però molto efficace nell’andare a coprire eventuali capelli bianchi.

Con i capelli non si scherza ed è molto importante evitare sbagli. L’applicazione dell’henné deve avvenire utilizzando il pennello, per favorire la distribuzione omogenea della tintura. Inoltre, è bene mantenere la tinta sempre al caldo, in una ciotola a bagnomaria, non andando oltre i 60 minuti di posa se non volete che a prevalere sia il pigmento rosso. Al momento del risciacquo va usata solo ed esclusivamente acqua.